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Il personaggio del mese

Intervista a Ernesto Assante, giornalista, critico musicale ed esperto di tecnologie e nuovi media

“Bologna? Città della parola e dai mille suoni è il centro della musica italiana”

“Vi raccontiamo il suono di Bologna e i suoi musicisti eccellenti”. Ernesto Assante e Gino Castaldo all’Assemblea di Cna Bologna
"Henna e Com'è profondo il mare due capolavori assoluti. Ma tutta la musica di Dalla è speciale". Ernesto Assante, giornalista, per "A casa di Lucio va in città", un progetto promosso da Fondazione Dalla, Cna Bologna, Elastica

Assante, se è vero che le città hanno un loro suono caratteristico, qual è, a suo parere, quello di Bologna?
E’ davvero difficile a dirsi, perché Bologna ha molte anime musicali differenti e ognuna, davvero, ha la sua rilevanza. Non c’è dubbio che, soprattutto, sia il suono della canzone, ovvero nessun suono in particolare, perché ogni cantautore ha la sua personalità musicale, differente, singolare, profondo.
Di sicuro negli anni Ottanta e Novanta c’è stata una centralità della produzione bolognese che ha influenzato gran parte della produzione musicale italiana. Il suono di Bologna è diventato il suono della canzone d’autore, quella di Dalla, degli Stadio, di Carboni, di Bersani, tanto per indicare i più noti di una meravigliosa genia sonora. O quello di Guccini e dei suoi musici, ancora differente e magico. O di Claudio Lolli. Ma anche quello del jazz, quello del rock, quello della new wave e del punk, quello della dance e del soul, quello delle balere, fino a Lo Stato Sociale.
No, Bologna ha tutti i suoni della musica, ed è questo che rende le sue strade magnifiche, calde, cariche di emozioni.

Sotto le Due torri sono nati o cresciuti molti musicisti, quali secondo lei i fattori di questa fecondità musicale e chi tra i principali autori ha tratto maggior spunto dalla bolognesità?
Il fattore principale è il clima culturale e umano. Bologna è una città aperta e accogliente, carica di un’umanità profonda, legata alle tradizioni ma al tempo stesso aperta ad ogni forma di innovazione. Chi suona e ama la musica trova a Bologna, quindi, un ambiente favorevolissimo. Ed è evidente che di questa ricchezza emotiva ha tratto maggior spunto Lucio Dalla.
Lui ha attraversato le stagioni della musica della città, le ha influenzate, da esse ha preso linfa e energia. Dalla ha mescolato generi e stili, ha saputo restare legato alla tradizione musicale del nostro paese e al tempo stesso ha innovato costantemente suoni e strutture musicali. Dalla è Bologna, nella sua ironia e nella sua profondità, nella sua innovazione e nella sua passione.

Tra i maggiori esperti della cultura musicale, insieme a Gino Castaldo tiene da anni le note e seguitissime “Lezioni di rock” nei principali teatri italiani. Format ospitato di recente, in edizione speciale, all’Assemblea di Cna Bologna a Villa Zarri nel corso della quale hanno presentato “Il suono di Bologna”, mostrando e raccontando video di musicisti bolognesi.

Grazie anche all’opera di Roberto Roversi, a Bologna la musica si è spesso coniugata con la poesia e la letteratura. Nell’era digitale e dei social network questo rapporto è ancora fecondo oppure le interazioni, se ci sono, avvengono attraverso altri canali?
Quella di Roberto Roversi è stata una figura centrale nella cultura italiana del Novecento. E altrettanta centralità ha avuto nella storia della canzone. Ma a Bologna la parola ha sempre avuto il suo peso. Parola politica, parola poetica, parola di popolo e di studiosi: senza la parola Bologna non sarebbe la stessa, anche la canzone, la musica, non sarebbe stata la stessa. La poesia ha di certo marciato di pari passo con la canzone, ma anch’essa è cambiata, si è trasformata, è passata dai testi di Guccini a quelli degli Skiantos, da quelli di Roversi a quelli de Lo Stato Sociale. Per dire che a Bologna, come in poche altre parti d’Italia, la parola e la musica sono state spesso una cosa sola. E magnifica.

Insieme a Gino Castaldo siete stati “ciceroni” nell’iniziativa “A Casa di Lucio va in città”. Come valuta questa esperienza?
Bellissima. Abbiamo conosciuto persone interessanti e appassionate, abbiamo girato le strade e i luoghi di Dalla che ci sono diventati ancora più familiari, abbiamo potuto condividere quello che sapevamo, quello che avevamo vissuto, quello che avevamo amato, con moltissime persone in un’esperienza per molti versi singolare. Condividere la città e la storia di Dalla con altri ha dato anche a noi modo di conoscere meglio Dalla e Bologna

Sempre sotto le Due torri, è stato, con l’amico e collega, “cicerone” dell’iniziativa “A Casa di Lucio va in città”, promosso da Fondazione Dalla, Cna Bologna ed Elastica.

“Bologna ha tutti i suoni della musica, ed è questo che rende le sue strade magnifiche, calde, cariche di emozioni”

Dal 2006 Bologna è Città della Musica Unesco, quali potrebbero essere a suo parere iniziative e progetti da intraprendere per valorizzare ulteriormente questa opportunità?
Bologna è il centro della musica italiana e questa centralità potrebbe essere esaltata da una mostra, che raccolga la storia della canzone bolognese. Potrebbe essere celebrata da una serie di concerti che ripercorrano il percorso storico della musica e della città. Potrebbe invitare un grande artista internazionale a interpretarne il leggendario patrimonio.

Recentemente lei e Castaldo siete stati ospiti dell’Assemblea di Cna Bologna a Villa Zarri, quale può essere l’apporto degli artigiani per la crescita sotto le Due torri del mondo della musica e più in generale della creatività?
Quello della musica è un mestiere di artigiani, la connessione tra gli artigiani bolognesi e i musicisti della città è quindi naturale e feconda. Cna potrebbe essere promotrice di iniziative rivolte soprattutto agli studenti per raccontare i mille mestieri della musica, permettendo un’ulteriore crescita della scena creativa bolognese e al tempo stesso rendendo ancora più vivi e attuali i valori dell’associazione.