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Opportunità per le imprese

La nuova grande rivoluzione della Rete applicata ad Industria 4.0 cambierà profondamente i sistemi di produzione, le nostre città e la vita delle persone. L’analisi e i consigli di Antonio Corradi, Docente all’Ateneo ed esperto di innovazione

“Internet delle cose”, con gli oggetti intelligenti la nuova frontiera dell’evoluzione digitale

Sarà l’intelligenza degli oggetti e soprattutto le informazioni che, grazie allo sviluppo tecnologico dei loro componenti e l’interconnessione attraverso Internet, potranno inviarci, la nuova frontiera dell’evoluzione digitale.

Una trasformazione che, in realtà, è già avviata e attraverso l’integrazione di “Internet delle cose” con Industria 4.0 interesserà tutti i principali campi di attività dell’uomo. A partire dai sistemi di produzione, l’organizzazione dei centri urbani che saranno sempre più “smart”, fino alla vita di tutti i giorni con applicazioni negli ambiti della salute e del benessere, dell’educazione e persino dell’arte.

Determinante, in questo processo, la capacità dei diversi attori (dai sistemi territoriali, al mondo dell’impresa sino ai singoli che approcciano il mondo del lavoro) di attrezzarsi per tempo con adeguate infrastrutture e competenze tecnologiche, come spiega il Professore Antonio Corradi (Docente all’Università di Bologna ed esperto di innovazione digitale) che su questi temi tiene anche corsi formativi per Ecipar Bologna, la società di formazione di Cna Bologna.
Per informazioni: www.eciparbologna.it, ecipar@bo.cna.it

Professor Corradi, di “Internet delle cose”, si sente tanto parlare e certamente il tema è di grande interesse per il mondo delle imprese. Per fare un po’ di chiarezza e sfatare alcuni luoghi comuni, che cosa si intende concretamente con questo concetto e quali le sue principali applicazioni?

Il termine ‘Internet delle cose’, traduzione di ‘Internet of Things’ o IoT, parte dall’opportunità tipica nel mondo reale di ricevere informazioni da ogni tipo di oggetto a cui possiamo essere interessati, dalla centralina di rilevazione agenti inquinanti nella atmosfera della città a un sensore su una linea di produzione in una fabbrica, fino alla traccia lasciata da un nostro telefono cellulare.

I flussi di dati dalle cose possono essere moltissimi e possono essere trattati in tempo reale o in modo ritardato anche per trovare informazioni predittive in molte situazioni. Le applicazioni sono talmente vaste che i loro campi vanno da tutte le aree delle smart city, dal monitoraggio degli edifici in regioni sismiche alla capacità di adeguare i trasporti alle situazioni eccezionali nello spazio urbano. Alla fabbrica 4.0, con la capacità di supportare gli interventi sulle linee di produzione in tempo reale fino alla manutenzione predittiva ed efficiente.

Ma altre infinite aree applicative saranno possibili e probabili in innumerevoli settori applicativi, dagli interventi sulla salute delle persone e al supporto al benessere, agli ausili autonomi per disabili e alla produzione collettiva di arte, dai benefici di nuove forme di educazione innovativa a nuove opportunità di partecipazione dei cittadini alle comunità di appartenenza.

Quali sono, a suo parere, i punti di contatto e le relazioni più promettenti fra questa innovazione tecnologica e la rivoluzione ormai avviata di Industria 4.0?

"Internet delle cose" è una delle linee abilitanti per tutta la rivoluzione Industria 4.0 e anche allo sviluppo di quella che viene chiamata Industrial IoT, o IIoT, che ne rappresenta il contraltare Americano.

Se Industria 4.0 nasce in Europa, e più precisamente in Germania, pochi anni fa come una priorità e uno standard che si è esteso a tutta l’Europa, gli USA guidano uno sviluppo simile a partire da oltre oceano.

Ovviamente, le due linee di sviluppo si basano su alcuni significativi pilastri tecnologici, come i Cyber Physical System (CPS), ossia il trattamento automatico di dati internamente agli apparati stessi, la capacità di mantenere e trattare grossissime quantità di dati (Big Data), la capacità di monitoraggio continuo e efficiente, l’impiego di nuove tecniche predittive, come il machine learning in tutte le sue coniugazioni, in generale, l’applicazione estensiva di tecniche digitali per tutti gli ambienti di fabbrica.

Dal suo punto di osservazione, con questa nuova fase la Rete ha espresso il massimo delle sue potenzialità o ci sono in vista altre significative evoluzioni ed applicazioni?

Ovviamente, come accennato sopra, le potenzialità di questo settore sono infinite e sicuramente con possibilità di allargarsi moltissimo man mano che le strategie di industrializzazione di ogni settore tecnologico e di standardizzazione porteranno a determinare ulteriori innovativi sviluppi in termini di riduzione dei costi, di riduzione dei tempi di mercato, dei nuovi modelli di business, fino a nuove rivoluzioni anche sociali, sviluppando nuove professioni, nuove modalità innovative di lavoro, sviluppo di nuove capacità di interazione, nell’educazione, salute e cooperazione.

Possiamo pensare che l’educazione primaria e professionale possano diventare molto diverse con supporti di deep learning, così come lo sport e il benessere possono subire rivoluzioni con assistenti personali e anche consapevoli delle comunità di appartenenza e dei rapporti sociali delle persone.

Tornando al mondo dell’impresa, quali sono i settori che potranno trarre maggior beneficio da “Internet delle cose”, e perché?

Oltre a tutti i settori collegati alla Industria 4.0 che prevedono già di avere enormi semplificazioni nella gestione delle linee di produzione, nella manutenzione predittiva senza tempi di disservizio, nella gestione dell’intera filiera dai fornitori fino ai clienti, consentendo risparmi ed ottimizzazioni, non solo legate alla azienda, ma anche all’intero ecosistema dei territori in cui si possano definire tendenze e prevedere evoluzioni: le previsioni meteorologiche potrebbero suggerire variazioni dei consumi in ambito food e prevedere produzioni mirate; le autorità territoriali potrebbero coordinarsi in tempo reale con le entità produttive e comunità interessate per suggerire e consentire sviluppi accelerati secondo efficienti politiche negoziate sul territorio.

"Internet delle cose" consente anche una rivoluzione a settori, non di fabbrica, non di impresa, meno tradizionali e meno industriali, sia pubblici sia privati, come quello sanitario e della salute con trattamenti e medicina personalizzata; quello della produzione artistica facendo cooperare creatori e pubblico in modo innovativo; della conservazione dei beni culturali facendo intervenire interessati ed amatori oltre ai professionisti. Tutti questi settori possono influenzarsi mutuamente ad utilizzare tecnologie, standard, metodologie e prodotti in modo reciproco.

Esistono delle esperienze pilota sul nostro territorio o a livello nazionale dalle quali prendere spunto?

In Italia si sta procedendo a definire una serie di centri di competenza e la Regione Emilia Romagna è uno dei pochi centri previsti, sulla base della situazione industriale che caratterizza il nostro territorio.

Ci aspettiamo quindi che l’intera area regionale prosegua sulla propria eccellenza che viene dimostrata non solo a livello industriale (piccole e medie imprese, incluse, oltre che a start up, che vedono la Regione ai primi posti in Italia), ma anche come tradizione di cooperazione.

Infatti, l’eccellenza a livello di sforzi di comunità, si presenta nell’ADER, l’Agenda Digitale Regionale, e di tutto il sistema di educazione superiore, affiancato all’Università. Le iniziative di IFTS e ITS vedono la Regione come pioniera nella necessità di preparare nuove capacità tecnologiche e allargare la fascia di personale tecnico capace di trattare con queste tecnologie in Italia, obiettivo che l’Unione Europea ci indica da tempo e che può essere affrontato solo con un coordinamento di tutte le iniziative e le forze locali.

Come è possibile inserire utilmente “Internet delle cose” in un sistema aziendale già consolidato e quali competenze sono necessarie per trarne profitto in termini di competitività?

Il sistema aziendale regionale è caratterizzato da molte piccole e medie imprese, da alcuni grandi gruppi industriali, da molte startup innovative. Il panorama è molto vario: alcune eccellenze sono già allo stato dell’arte, molte altre aziende sono invece in situazioni che richiedono riprogetti a livello di tecnologia e dei relativi modelli di business, e che quindi possono trarre moltissimo vantaggio competitivo dalle opportunità di Industria 4.0.

In questo sono fondamentali molte direzioni congiunte di innovazione, ad esempio: migliore capacità di integrare nuove tecnologie e nuovo personale qualificato a diverse responsabilità e capacità; migliore capacità di cooperazione tra aziende diverse del territorio; capacità di trovare finanziamenti pubblici e privati per le nuove opportunità; capacità di cooperare con enti di ricerca per definire strategie innovative a medio e lungo termine; capacità di integrare anche comunità sociali del territorio per crowdsourcing e coinvolgimento di organismi e persone a diversi livelli.

Un’ultima domanda, nella sua attività di docenza è a stretto contatto con i giovani, crede che “Internet delle cose” possa favorire la nascita di start up innovative? E se sì, da dove dovrebbe cominciare un giovane aspirante neo imprenditore?

Una delle caratteristiche più rilevanti correlate all’educazione nelle nuove tecnologie è la forte correlazione con le capacità imprenditoriali che tipicamente le prime possono fare nascere in modo intrinseco.

La correlazione è anche dovuta alle opportunità che il territorio offre in modo ampio e articolato: sono molto frequenti iniziative come bandi e contest per start up, premi per la redazione di business plan, presentazioni di venture capitalist, promosse da tutti gli enti e le organizzazioni del territorio.

La cosa più importante per un aspirante imprenditore è quindi quella di considerare ed acquisire competenze tecnologiche (di persona o attraverso soci), così come quelle più vicine alla organizzazione e approfittare delle occasioni, che sono davvero molto ampie e disponibili, ricordando che uno dei principi fondamentali è quello di trarre vantaggio delle opportunità del territorio ma anche di restituire quanto dato, ricambiando con un contributo personale all’ecosistema locale.